Esistono tre
grandi tipologie di tecniche per la protezione sismica
degli edifici, sintetizzate nella figura seguente
(fig. 1):

Figura 1: Tecniche per la protezione delle
strutture dai terremoti
Di seguito
sono descritte sinteticamente le tecniche di controllo
passivo, che sono quelle maggiormente utilizzate ed
affidabili per il controllo delle vibrazioni dovute al
sisma, in quanto sono basate solo sulle
caratteristiche meccaniche di particolari dispositivi.
Il controllo attivo richiede, invece, l’utilizzo di
sensori e dispositivi elettronici che devono essere
tenuti in perfetta efficienza anche per decine di
anni, prima di entrare in funzione in occasione di un
evento sismico, per cui sembra maggiormente
utilizzabile per il controllo delle vibrazioni dovute
al vento, al funzionamento di macchinari, etc.
Isolamento Sismico
L'isolamento
sismico consiste nell'interposizione, tra le
fondazioni e la sovrastruttura, di elementi con
elevata deformabilità orizzontale ed elevata
rigidezza assiale (verticale), che disaccoppiano il
moto della struttura da quello del terreno, così da
ridurre la trasmissione, alla sovrastruttura, della
energia cinetica fornita dall’azione sismica. La
struttura, dunque, per effetto dell'azione sismica,
oscilla quasi come un corpo rigido, mentre sono i
dispositivi di isolamento a deformarsi ed a dissipare
energia (Fig.2). Per effetto dell’assenza quasi
totale di deformazioni interpiano (drift), questa
tecnologia permette altresì di evitare lesioni o
danni agli elementi non strutturali (tamponature,
tramezzi, infissi) o ai beni contenuti all’interno
degli edifici.
In Italia esistono ormai una ventina di edifici con
isolamento sismico, tra cui tre edifici della nuova
sede dell’Università della Basilicata a Potenza, un
edificio per abitazioni realizzato a Rapolla (PZ) e
gli edifici della sede Telecom di Ancona.

Figura 2 - Comportamento dinamico di un
edificio a base fissa e di uno isolato alla base
Nelle
tecniche di isolamento sismico possono essere
utilizzati sostanzialmente due tipi di dispositivi per
la trasmissione dei carichi verticali e il
disaccoppiamento del moto della struttura da quello
del terreno: isolatori in materiale elastomerico ed
acciaio, isolatori a scorrimento o a rotolamento.
Gli isolatori
elastomerici armati (in figura 3 ne è visibile uno in
sezione) sono costituiti da strati di elastomero
(gomma naturale, neoprene od altri materiali prodotti
artificialmente), alternati a lamierini di acciaio,
che riducono la deformabilità assiale dei
dispositivi, per effetto del confinamento
dell'elastomero, senza influenzare in modo
apprezzabile la deformabilità orizzontale degli
isolatori. Questo tipo di isolatori realizza,
attraverso il comportamento pseudo-elastico che li
caratterizza, un effettivo allungamento del periodo
proprio ed un’apprezzabile dissipazione di energia.
Questa tecnologia, collaudata positivamente dai
recenti terremoti giapponesi e americani, mette
l’edificio in grado di resistere a terremoti
distruttivi di intensità Mercalli 9-10 senza alcun
danno né alle strutture né alle finiture, con un
conseguente annullamento dei costi di riparazione a
seguito di tali eventi e, cosa fondamentale, con
probabilità di perdita di vite umane prossima allo
zero.

Figura 3 – Isolatore elastomerico armato
Su un
edificio dotato di questo genere di dispositivi di
isolamento sismico sono state condotte, nel luglio
2000, delle prove di oscillazione libera, consistite
nell’imprimere alla base dell’edificio,
immediatamente al di sopra del sistema di isolamento,
uno spostamento che ha raggiunto oltre 15 cm mediante
un sistema di bielle azionate da martinetti idraulici.
A questo punto il dispositivo di prova libera
istantaneamente l’edificio così da farlo oscillare
liberamente per qualche secondo. Nonostante lo
spostamento raggiunto in tale prova, coincidente con
quello che si sarebbe raggiunto in un terremoto
distruttivo (IX-X gradi MCS), l’edificio non ha
subito alcun tipo di danno, né alle strutture, né
agli elementi non strutturali.
rove di questo tipo, con la medesima tecnologia, sono
in precedenza state effettuate su uno degli edifici
dotati di isolamento alla base della nuova sede
dell’Università della Basilicata a Potenza. In
quell’occasione, date le dimensioni nettamente
superiori e le masse in gioco, per un peso di circa
20000 tonnellate, fu possibile arrivare ad uno
spostamento massimo di circa 2 cm. Prove analoghe, ma
con modalità diverse, sono state effettuate solamente
ad Ancona dall’ISMES su un edificio isolato della
Telecom, raggiungendo uno spostamento massimo di 10
cm.
Gli isolatori
a scorrimento o a rotolamento sono costituiti
rispettivamente da appoggi a scorrimento, basati sul
contatto tra acciaio e teflon, o a rotolamento (su
rulli o sfere), caratterizzati tutti da bassi valori
delle resistenze per attrito. A questo tipo di
isolatori sono in genere accoppiati elementi o
dispositivi destinati alla dissipazione di energia e/o
al ricentraggio della struttura al termine
dell’azione sismica.
Tra i
dispositivi in grado di ricentrare la struttura e,
anche, di dissipare energia, sono stati messi a punto
di recente dispositivi basati sulle particolari
caratteristiche meccaniche delle Leghe a Memoria di
Forma (LMF). Questi materiali, costituiti tipicamente
da leghe nichel-titanio, presentano la capacità,
inusuale per altri tipi di materiali, di
"ricordare" la propria forma originale.
Questo comportamento meccanico è correlato ad una
trasformazione della struttura cristallina che si
verifica all'interno della lega, nota come
trasformazione martensitica termoelastica, grazie alla
quale si presentano due fasi nello stato solido, in
funzione della temperatura a cui si sottopone il
materiale. La possibilità di utilizzare, in un unico
dispositivo, elementi in entrambe le fasi solide (martensitica
ed austenitica), rende possibile ottenere isolatori
con comportamenti molto interessanti, in quanto
possiedono buona capacità dissipativa ed ottime
capacità di ricentraggio, anche dopo terremoti di
elevata intensità, oltre ad una notevolissima
resistenza a fatica ed all’eliminazione di
interventi manutentori.
In genere è
necessario che gli spostamenti subiti dalle strutture
isolate per effetto dell'azione sismica siano
contenuti entro valori tollerabili, per contenere le
dimensioni dei giunti strutturali e per non creare
problemi ai collegamenti degli impianti. Per le
strutture isolate sono infatti da prevedere
collegamenti flessibili per tutti gli impianti che
dalla quota del terreno sono collegati alla
sovrastruttura.
Per contenere
l’entità' degli spostamenti subiti dalla
sovrastruttura isolata, e' necessario che gli
isolatori garantiscano valori dello smorzamento
superiori al 5% dello smorzamento critico. Ciò è
quasi sempre verificato negli isolatori in elastomero
ed acciaio, grazie al comportamento fortemente
isteretico del materiale elastomerico. Nel caso degli
isolatori a scorrimento o a rotolamento, e' necessario
disporre, in parallelo agli isolatori, opportuni
dissipatori di energia, come accennato sopra.
Dissipazione di Energia
Le tecniche
di dissipazione dell'energia consistono invece
nell'inserimento nella struttura di "controventi
dissipativi", in cui sono inseriti a loro volta
dei "dissipatori", capaci, sotto l'azione
sismica, di assorbire grandi quantità di energia. In
questo caso, a differenza di quanto accade con
l'isolamento sismico, l'energia fornita dal sisma alla
struttura resta immutata, ma viene in gran parte
assorbita dai dissipatori, con conseguente
significativa riduzione delle sollecitazioni e degli
spostamenti richiesti alla struttura e dunque
dell'entrata in campo plastico. La figura 4 mostra
schematicamente la struttura di un edificio intelaiato
con l’inserimento di controventi dissipativi.

Figura 4 – Schema di edificio intelaiato dotato
di controventi dissipativi.
Anche con
questa tecnologia, grazie alla forte limitazione degli
spostamenti interpiano, vengono fortemente limitati i
danni alle parti non strutturali dell’edificio,
oltre che, ovviamente alle strutture portanti.
Interventi su edifici
esistenti
Per quanto
riguarda l’intervento su strutture esistenti, le due
tecnologie descritte consentono di ottenere livelli di
sicurezza nettamente superiori a quelli ottenibili con
interventi di adeguamentiìo sismico tradizionale,
pertanto sono sicuramente indicati per edifici
pubblici o che necessitino di livelli di protezione
maggiori (scuole, caserme, ospedali, etc.).
In
particolare l’isolamento sismico, quando
applicabile, è tra i meno invasivi, in quanto spesso
consente di non intervenire assolutamente sulle
strutture dei piani superiori al primo, con una
notevole diminuzione dei costi legati al rifacimento
delle finiture. Inoltre può essere applicabile senza
interrompere le attività normalmente svolte
nell’edificio oggetto dell’intervento.