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                                                    le costruzioni in rete

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GREGOTTI ASSOCIATI INTERNATIONAL
Teatro degli Arcimboldi a Milano

 
Questo nuovo teatro nasce dalla necessità di far fronte alla forte richiesta di spettacoli musicali e concerti espressa dal bacino metropolitano milanese. Il progetto complessivo, il più importante intervento di trasformazione urbanistica in Italia, investe un’ampia superficie urbana di 750.000 mq circa, situata nell’area della Bicocca, dove dal 1906 sorgevano gli stabilimenti Pirelli destinati alla produzione di pneumatici, cavi elettrici e altri manufatti in gomma.
Il nuovo teatro, che da gennaio 2002 ospita l’attività del Teatro alla Scala, con i suoi 2.375 posti distribuiti in una platea a due livelli collegati e in due gallerie, è stato voluto quale monumento rappresentativo della Bicocca, “nuovo centro, nella periferia”. E’ l’unico teatro tra le realizzazioni contemporanee a poter contare su un boccascena di 12x16 metri e su una superficie totale per la produzione teatrale di ben 11.000 mq. La struttura, con dotazioni acustiche, visuali e tecnologiche all’avanguardia, è articolata in tre volumi: foyer, sala e torre scenica. Il foyer è caratterizzato da un’ampia vetrata di copertura e dalle balconate che vi si affacciano. La sala, “a ventaglio”, misura 49 metri di larghezza massima per 35 metri di profondità; la sua altezza media è di 22 metri e si articola in quattro sezioni: platea, platea alta e due gallerie. La torre scenica, di 32x27 metri di pianta e di 40 metri complessivi in altezza, consente di garantire la massima funzionalità degli spazi del palcoscenico e della graticcia. Il boccascena presenta dimensioni analoghe a quello della sede storica della Scala permettendone così la condivisione degli allestimenti.

 

ARCHITEKTURBÜRO BOLLES + WILSON
Nuovo Teatro Luxor a Rotterdam, Olanda

 
Il nuovo teatro Luxor si inserisce nel piano di ristrutturazione del porto di Rotterdam.
L’area in cui sorge si affaccia sul fiume Mosa e sul bacino Rijn, diventando un nuovo polo dell’espansione urbana prevista. A questo teatro, per primo, è affidato il ruolo strategico di animare e qualificare l’area destinata a ospitare prevalentemente uffici e residenze. Il Luxor a Rotterdam è una istituzione: è un famoso teatro popolare con una tradizione di spettacoli musicali e di cabaret frequentatissimi i cui locali tuttavia erano divenuti insufficienti e poco funzionali rispetto ai nuovi media e ai nuovi allestimenti scenici. Per questo motivo la nuova struttura è stata dotata di una torre scenica modernamente attrezzata e la sala è stata studiata con una acustica ottimale sia per la musica tradizionale che per quella contemporanea.
L’edificio è tangente all’asse viario individuato dal nuovo ponte Erasmus progettato da Ben van Berkel. L’ingresso principale al teatro si apre sull’asse viario sotto una sorta di grande portale a tutt’altezza, che porta l’insegna luminosa “Luxor”. Il portale emerge dal volume della torre scenica proiettandosi con un setto sottile verso il ponte. L’individuazione dell’ingresso è un fatto puramente funzionale giacché, entrati nell’edificio, gli elementi distributivi si articolano in una sequenza dinamica continua con l’obiettivo di coinvolgere lo spazio a 360°, senza privilegiare alcuna direzione in particolare. La ridotta superficie del lotto di terreno a disposizione ha creato l’input per una invenzione funzionale e spaziale molto caratterizzante.

 

BERNARD TSCHUMI
Sala Concerti e Centro Espositivo a Rouen, Francia

 
Nata grazie a un concorso ad inviti organizzato dal Comune di Rouen, la nuova sala concerti di Bernard Tschumi fa parte della serie di progetti compresi nell’iniziativa “Zenith” promossa dal Ministero della Cultura francese per rilanciare lo sviluppo culturale ed economico della città.
Si tratta di una “conchiglia” di metallo che si avvolge intorno a un cuore di calcestruzzo armato, uno spazio flessibile configurato per soddisfare diversi tipi di manifestazioni pubbliche nel quale sono presenti: una sala spettacoli, con una capienza da 1.400 a 7.000 posti a sedere, concepita per lo svolgimento di concerti, opere teatrali, eventi sportivi, congressi e una sala espositiva di 6.500 mq dove possono avere luogo fiere espositive e saloni per il grande pubblico.
L’impianto complessivo è studiato in modo da porsi come sequenza combinata di eventi, sorprese e stimoli che, rifiutando la monotonia dei lunghi corridoi rettilinei, si basa su ampi percorsi di relazione trasformati in spazi espositivi e luoghi di sosta tra i due elementi principali.
Questi ultimi sono determinati dal volume scatolare della sala espositiva, la cui facciata è rivestita con lastre di cristallo temperato montate su profili d’acciaio, e dal guscio ellittico e leggermente asimmetrico della sala spettacoli, concepito secondo i criteri acustici di uno spazio dedicato principalmente alla musica contemporanea.

 

BEN VAN BERKEL
Teatro e Centro civico a Ijsselstein, Olanda

 
Il compito che è stato affidato a UN Studio è quello di proporre un progetto che sia in grado di introdurre un’atmosfera contemporanea all’interno di una realtà di provincia, quasi completamente estranea a linguaggi che non rimandino direttamente all’edilizia tradizionale. La concezione del progetto si fonda sull’esigenza di spingersi verso l’interno del lotto, di sviluppare gli spazi in profondità e di renderli percepibili per tutto il loro sviluppo e affronta questi temi prolungando gli assi visivi che provengono dal centro della città e costruendo lunghi spazi aperti che ne tagliano longitudinalmente il volume. La complessa organizzazione planimetrica dell’edificio ha origine da alcune sperimentazioni che i progettisti compiono a partire dallo studio di alcuni ideogrammi cinesi.
L’ideogramma, liberato da ogni carattere significante, rimanda a una struttura di barre lineari che si compongono tra loro attraverso semplici geometrie, parallelismi, inversioni e rotazioni attorno a un punto. L’osservazione di questi semplici principi suggerisce la concezione iniziale del progetto. L’edificio è dunque costituito da forme semplici all’origine, disposte in continuità tra loro e ripiegate, affiancate e sovrapposte fino ad assumere una configurazione intricata, a costruire uno spazio complesso in cui ogni parte potrà essere riconoscibile.

 

FEDERICO SORIANO, DOLORES PALACIOS
Centro Congressi e Auditorium a Bilbao, Spagna

 
E’ in uno dei luoghi limite di Bilbao, sul fiume Nervión, dove le rovine dei cantieri navali e il degrado ambientale delineano i caratteri tipici di quelle brown areas spesso al centro della ricerca architettonica sperimentale che si colloca l’intervento di Federico Soriano e Dolores Palacios.
I due giovani architetti spagnoli disegnano la sagoma di una gigantesca nave fantasma arenata nel fango del vecchio cantiere navale, dove il fiume - essendo prossimo all’estuario - ha cominciato una lenta ma ininterrotta riconquista dei suoi territori. Alla vitalità dei meccanismi di antropizzazione si aggiunge la dinamica della lotta creativa tra terra e acqua, che rende le forme del paesaggio incessantemente soggette al cambiamento. E’ il rifiuto di questa staticità della rappresentazione architettonica che suggerisce un oggetto che sembra essere in un continuo stato di costruzione.
Il centro congressi e l’auditorium sono nettamente distinti nella funzione e nella fruizione. Il pubblico dell’auditorium viene accolto da un grande foyer comunicante attraverso una complessa geometria di vuoti, di piattaforme appoggiate a elementi verticali con il sottostante atrio del centro congressi. Questi due ambienti si relazionano senza confondersi, permettendo ai fruitori di osservarsi reciprocamente senza incontrarsi, ai flussi ad essi relativi di interferire vicendevolmente senza intersecarsi e al piano orizzontale dell’atrio inferiore di trasformarsi in un gigantesco murales in stile Keith Haring, grazie ad una decorazione realizzata con 40.000 pezzi di vetro colorato inclusi nel pavimento. Apparentemente astratta, la metafora del vascello fantasma irrompe nell’interno con tutta la forza della sua massa incombente e con la tipicità di un linguaggio fatto di pontili di collegamento e di richiami materiali alla cantieristica navale.

 

KLAUS KADA
Sala per concerti a St. Pölten, Austria

 
La città di St. Pölten è divenuta da pochi anni capoluogo dell’Austria Inferiore ed è chiamata pertanto ad assumere le responsabilità e la fisicità di un vero centro urbano, culturale e sociale.
La Festspielhaus di Kada, per la sua posizione, intende essere da un lato un collegamento fra gli edifici del governo e la città e al contempo creare una sorta di “porta” per il distretto culturale. Il complesso architettonico è apparentemente chiaro e concluso: un corpo volumetrico semplice e basso dal quale svetta la sala per concerti in vetro. In realtà, il progetto mette in opera una vera e propria strategia urbana. Percepibile di giorno come di notte, dall’esterno come dall’interno, la grande sala vetrata da 1.200 posti evidenzia la scena dell’azione: con il suo volume e gli annessi, suggerisce una “open house” senza barriere.
Attraversando il corpo della hall di ingresso per raggiungere il piano superiore e la galleria, il visitatore percorre uno spazio di transizione, dalla luce del giorno all’artificio dell’interno, una sorta di percorso iniziatico che lo porterà a raggiungere la sala. Questo spazio interno si sviluppa dalla volontà di dare priorità spaziale agli eventi che vi devono essere rappresentati e perciò resta un poco sottotono, spoglio. Ciò rimanda al senso generale del progetto, che non prevede un arrivo statico quanto piuttosto una promenade con accenti qualitativi e quantitativi: lo spazio cambia continuamente forma, si ampia e si stende oppure si ritira in piccoli passaggi segreti, quasi privati, intimi.

 


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