L'impiego
del calcestruzzo armato nelle costruzioni civili ha
ormai più di un secolo; quando venne introdotto questo
materiale era considerato, per molti versi, simile alla
pietra e alla muratura con un comportamento meccanico
paragonabile a quello dell'acciaio. Le tecniche
d'impiego del calcestruzzo derivavano dall'esperienza
accumulata nell'utilizzo degli altri materiali; per
esempio, nelle cassaforme furono impiegate le tecniche
per la realizzazione delle centine degli archi in
muratura e delle strutture in legno. L'aggiunta
dell'acciaio al calcestruzzo consentiva di assimilarne
il comportamento a quello di un materiale isotropo quale
l'acciaio. Ciò comportò, nei primi tempi, a concepire
strutture basate su schemi statici tipici di quelle in
acciaio con abbondanza di incastri e di membrature
sollecitate da trazione. Le prime esperienze mostrarono
come fosse difficile realizzare vincoli perfetti e come
il calcestruzzo tendesse a fessurarsi in presenza di
trazione, perciò i pionieri si orientarono verso schemi
statici tendenzialmente isostatici o lievemente
iperstatici come l'arco a tre cerniere e la trave in
semplice appoggio.
Inoltre, al calcestruzzo non armato erano pienamente
applicabili i procedimenti di calcolo validi per la
muratura infatti entrambi i materiali non hanno
resistenza a trazione. Spesso molti progettisti, pur
realizzando sezioni armate con barre d'acciaio,
dimensionavano la struttura come fosse in muratura e
quindi non resistente a trazione. Questo accorgimento
era consigliato da molti teorici e docenti di
costruzioni in calcestruzzo.[1]
Fra le costruzioni civili che le nuove infrastrutture
ferroviarie richiedevano i ponti sono erano
indubbiamente quelli che presentavano la maggior
complessità dovuta alle caratteristiche proprie dei
carichi cui erano e sono sottoposti. L'analisi di
strutture sottoposte a carichi mobili avveniva con il
procedimento delle linee d'influenza, i noti diagrammi
che in ogni punto mostrano il valore di una
sollecitazione in una determinata sezione per tutte le
posizioni che il carico può assumere sulla struttura.

A. Giannelli, Aristide Giannelli, Lezioni di Teoria dei
Ponti tenute nella R. Scuola d'applicazione degli
ingegneri in Roma, Roma 1923, linea d'influenza di un
arco doppiamente incastrato.
In Italia i primi ponti in
calcestruzzo armato furono realizzati nel 1904 sulla
linea ferroviaria Bergamo San Pellegrino. Considerando
che la prima normativa italiana sull'impiego del
calcestruzzo nelle costruzioni è del 1907[2],
ci troviamo davanti ad un impiego pionieristico del
materiale almeno per il nostro Paese, incentivata dalla
società Italcementi.
Su questa linea erano[3]
presenti trentatré ponti in calcestruzzo, per la
maggior parte a travate singole di luce relativamente
piccola, altri a travi continue, e quattro ad arco. La
progettazione di questi manufatti fu affidata al ing.
Leonardi, progettista e titolare dell'impresa
costruttrice.
Due dei ponti ad arco, quelli sui torrenti Brembilla e
Rino vantano una luce di poco superiore ai ventisette
metri e sono realizzati con uno schema statico ad arco
doppiamente incastrato.

Ponte ferroviario sul torrente Brembilla, immagine del
1928.

Ponte ferroviario sul torrente Rino, immagine del 1928.
Il ponte sul torrente Brembilla
è costituito da una volta il cui spessore aumenta
passando dalla chiave alle spalle; la luce netta è di
ventisette metri e cinquanta centimetri mentre la
freccia è di cinque metri e trenta centimetri. La
scelta di un arco ribassato è particolarmente indicata
poiché riduce fortemente le spinte verticali sulle
spalle a favore di quelle orizzontali, infatti, il
terreno nei pressi degli argini di un fiume può
presentare una scarsa resistenza meccanica.
Lo schema statico prevedeva un incastro per lato,
vincolo fra i più complessi da realizzare poiché oltre
a resistere ad una forza verticale ed una orizzontale
deve produrre anche il momento d'incastro. In fase di
costruzione l'unico strumento di cui si disponeva per
creare i vincoli era il peso proprio dell'appoggio, e
per creare un momento d'incastro era necessario porre un
certo carico in posizione eccentrica rispetto al
baricentro della sezione, considerando che il vincolo
costituiva l'interfaccia tra il manufatto ed il terreno
e che quest'ultimo non alcuna resistenza a trazione
possiamo intuire come risultasse difficile realizzare un
incastro perfetto come quello ipotizzato per queste
strutture. Lo scelta dello schema statico e quindi dei
vincoli rientrava in quella logica positivista che
vedeva nel calcestruzzo armato il materiale capace di
sopperire ai problemi di manutenzione tipici delle
strutture in acciaio.

Schema statico
di arco doppiamente incastrato.
Il ponte sul fiume Rino ottenne
una luce di ventisette metri e si differenziava dal
precedente solo per le due campate laterali di accesso
al ponte vero e proprio per il resto rimangono invariati
sia i vincoli che lo schema statico.
Questi due ponti costituiscono la prima esperienza
significativa per l'utilizzo del calcestruzzo armato,
nel nostro paese; in virtù di questa vicenda, nel 1928
l'ingegner Santarella, allora docente presso la scuola
di specializzazione per le costruzioni in cemento armato[4]
presso il Regio Politecnico di Milano, promosse una
serie di prove di carico allo scopo di comprendere il
comportamento del calcestruzzo dopo venticinque anni di
sollecitazioni dinamiche.
La scelta cadde su questi due ponti in quanto pur
presentando una luce pressoché identica – differivano
di 25 centimetri - presentavano vincoli d'incastro
realizzati in modi differenti con conseguenti elasticità
diverse; infatti, il ponte sul torrente Brembilla aveva
incastri realizzati nella muratura delle spalle, mentre
quello sul torrente Rino poteva vantare l'incastro
realizzato mediante grandi blocchi di fondazione cui
collaborava la rigidezza e la continuità dell'impalcato
che proseguiva lungo le campate di accesso al ponte.

Ponte sul Torrente Brembilla – prospetto e sezione
Luigi Santarella 1928.

Ponte sul torrente Rino – prospetto e sezioni Luigi
Santarella 1928.
Su entrambi i ponti furono
eseguite misurazioni degli spostamenti in chiave
utilizzando apparecchi Rabout–Richard fondato sul
principio del sismografo e perciò in grado di disegnare
l'andamento e l'entità degli spostamenti nel tempo. Con
gli stessi apparecchi si misurarono le deformazioni in
chiave prodotte dalla differenza di temperatura
nell'arco di una giornata. Gli strumenti di misurazione
furono installati pochi giorni prima delle prove in modo
da rilevare gli spostamenti in chiave dovuti al normale
passaggio dei treni in servizio sulla linea e quindi con
i carichi dinamici speciali; i ponti dimostrarono
comportamenti diversificati poiché quello sul Rino
dimostrò deformazioni dell'ordine di 2 decimi di
millimetro mentre quello sul Brembilla erano nell'ordine
di 7 decimi di millimetro.
Per eseguire le prove speciali venne impiegato un
locomotore da 44 tonnellate unito ad un carro merci da
30 tonnellate[5],
utilizzati in modo da poter realizzare prove statiche,
dinamiche e di dilatazione termica sotto carico.
Le prove statiche di carico furono eseguite arrestando
in centro del ponte prima il solo locomotore e poi lo
stesso più una carrozza. Lo scopo di era di verificare
le eventuali deformazioni permanenti dovute alla
plasticità nel materiale; come mostra il diagramma
successivamente proposto l'orizzontale all'inizio e alla
fine del diagramma indicava la posizione della chiave
prima e dopo il passaggio del carico, coincidendo la
distanza dal bordo del foglio delle due Santarella
dimostrò come le sollecitazioni dovute al carico non
avessero prodotto deformazioni permanenti nella
struttura.

Ponte sul torrente Brembilla – grafici delle prove
statiche eseguiti con i misuratori Rabout – Richard in
ascissa è misurato il tempo mentre in ordinata la
deformazioni – si noti che su ogni striscia sono
riportati gli esiti di due prove.
Le prove dinamiche furono
eseguite prima con il solo locomotore, poi facendo
transitare entrambi i mezzi. La prima condizione di
carico produsse in chiave una freccia massima positiva
di 8 decimi di millimetro ed una negativa di un decimo
di millimetro, questa freccia scomparve quando sul ponte
passarono il locomotore con il carro al seguito.

Ponte sul torrente Brembilla – grafici delle prove
dinamiche eseguiti con i misuratori Rabout – Richard
in ascissa è misurato il tempo mentre in ordinata la
deformazioni.
Tra le verifiche eseguite vi fu
anche il controllo delle deformazioni dovute alla
differenza di temperatura, questo parametro era ritenuto
già allora di particolare interesse nelle strutture
iperstatiche, poiché mentre nelle strutture isostatiche
la differenza di temperatura si manifesta con
spostamenti degli estremi liberi, in quelle iperstatiche
produce tensioni e conseguenti deformazioni.
Nel caso specifico furono misurate le temperature e le
corrispondenti deformazioni ad ogni ora per un giorno
intero. L'escursione termica registrata fu di 12 gradi
con deformazioni positive massime variabili tra i 6 ed i
7 decimi di millimetro, mentre quelle negative non
superarono il decimo di millimetro.

Ponte sul torrente Brembilla – grafici delle
deformazioni dovute all'escursione termica di un giorno.
Scrive Santarella: “Per un
confronto fra le deformazioni effettive e quelle
teoriche ottenute col calcolo, è stata tracciata ... la
linea d'influenza degli abbassamenti della chiave per un
carico mobile di 100 tonn. E la deformata del arco per
una variazione di temperatura di 50°, ottenute
nell'ipotesi d'un modulo d'elasticità E = 150.000 Kg/cmq...”[6]
Dalla linea d'influenza della freccia in chiave furono
ricavate quelle dovute al passaggio sia del solo
locomotore che del locomotore con carrozza[7],
ma questo passaggio appare alquanto incerto, soprattutto
se confrontato con i procedimenti illustrati nei manuali
dell'epoca. Altro punto d'incertezza è il confronto tra
la deformata dell'arco con una differenza termica di 50°
con il grafico ottenuto dall'escursione termica di una
giornata pari a 12°.
Questa indagine costituisce senza dubbio il primo nucleo
degli studi sulla durabilità del calcestruzzo
sollecitato da carichi mobili e quindi soggetto a
fenomeni di fatica.
Santarella riconosce ad entrambi i ponti una buona
elasticità e resistenza ai carichi previsti dalla
normativa dell'epoca, riscontra solamente la mancata
intonacatura dei manufatti, da lui auspicata per tutte
le opere in calcestruzzo[8].
Il lavoro svolto da Santarella è particolare, infatti,
si trova a verificare, testare un ponte di cui non
conosce la consistenza dell'armatura ne le
caratteristiche del calcestruzzoviii. Si affida alle
prove di carico unico riscontro possibile e certo, della
situazione attuale, tenta un confronto con il calcolo
teorico basato però su modelli distanti dalla realtà e
con complessità di calcolo notevoli. Il ragionamento e
le conclusioni sono logiche e razionali, infatti
auspicando l'utilizzo di un calcestruzzo molto più
resistente di quello previsto dalla normativa del 1907 e
di schemi statici con pochi gradi di iperstaticità,
avvicina sensibilmente la realtà delle costruzioni in
calcestruzzo armato al calcolo proposto dalla scienza
delle costruzioni.

Schemi di calcolo e linee d'influenza del ponte sul
torrente Brembilla.
[1]Aristide
Giannelli, Lezioni di Teoria dei Ponti tenute nella R.
Scuola d'applicazione degli ingegneri in Roma, Roma
1923. pg. 360 paragrafo 168.
[2]Luigi
Santarella, Il comportamento elastico di ponti in
cemento armato, Hoepli, Milano 1931 IX
[3].La linea è
stata dismessa a favore di un collegamento con bus per
questa ragione non è possibile stabilire l'esistenza e
lo stato di alcuni dei 33 ponti che originariamente
correlavano la linea.
[4].Conosciuta
anche come fondazione “fratelli Pesenti”, infatti
l'ing. Cesare Pesenti e l'onorevole Antonio Pesenti
erano proprietari e fondatori della ditta Italcementi di
Bergamo.
[5].In deroga
alla normativa allora in vigore Santarella non utilizzò
il treno completo composto da due locomotori e due
carri, in considerazione del fatto che il ponte, per la
sua luce esigua, poteva al massimo portare una motrice
ed un carro per volta.
[6].Luigi
Santarella, op. cit. pag. 55
[7]Il
procedimento è illustrato anche in Aristide Giannelli,
op. cit. pag. 68
[8]Il ponte fu
realizzato nel 1904 mentre la prima normativa
sull'impiego del calcestruzzo è del 1907.
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