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La
rete stradale romana fu molto importante per soddisfare le
esigenze dei cives e della civitas, per il
controllo dei confini, lo spostamento delle truppe, la
conquista e l'urbanizzazione di nuove province e per estendere
le relazioni commerciali.
Molti popoli sono stati grandi organizzatori e
valenti combattenti, ma solo i romani hanno steso sul
territorio conquistato una rete viaria così imponente.
Una
delle più importanti fonti itinerarie è
la Tabula Peutingeriana (databile al 1100)
consistente in una striscia di carta di circa 7 metri dove è
raffigurato il mondo conosciuto, dalle bocche del Gange alla
Spagna con indicazione di città, luoghi di sosta, strade.
Le
prime strade (tratturi) erano molto tortuose, con profili
irregolari ed in terra battuta.
La
rete di tratturi si estendeva da L'Aquila a Taranto,
dall'Adriatico al Matese in uno sviluppo di almeno 3000 Km. I
tratturi erano disposti come i meridiani (tratturi) e i
paralleli (tratturelli o bracci) e servirono soprattutto per
la transumanza. Oggi i tratturi sono veri e propri musei
all'aperto, tutelati da un decreto ministeriale del 1976 che
li definisce beni archeologici al pari delle opere d'arte.
Solo
nel 312 a.C. con la costruzione della via Appia
ad opera di Appio Claudio, si introdussero migliori
tecniche e criteri di costruzione.
La
costruzione era arduo compito di soldati, prigionieri di
guerra e schiavi che spesso provocavano sanguinose ribellioni.
Il
primo passo nella realizzazione di una strada era lo studio
del terreno, gli ostacoli e la pendenza, cercando di prevedere
un tracciato piuttosto rettilineo ed una buona sistemazione
idraulica per allontanare le acque meteoriche.
Dopo
aver effettuato lo scavo nella zona di occupazione della
carreggiata, venivano posti quattro strati:
lo
statumen,
una massicciata alta almeno 30 cm e composta da grossi
blocchi;
la
ruderatio,
costituita da pietre dello stesso spessore di quello della
massicciata unite a calce;
il
nucleus,
in ghiaia molto grossa e livellata;
il
pavimentum,
che era l' ultimo strato realizzato in selce
(silex o lapis durus), un materiale di origine
vulcanica e molto resistente che fino a poco tempo fa era
utilizzato per la costruzione dei noti 'sampietrini'.
La
larghezza delle strade andava da 4 a 6 metri e con marciapiedi
di almeno 3 metri per lato.
Per
favorire il deflusso delle acque, la sezione trasversale era
realizzata a 'schiena d'asino' e lateralmente erano posti dei sulcus
per lo smaltimento.
Ogni 1000 passi di distanza ( circa 1,5
chilometri) veniva posta una colonna cilindrica indicante il
numero del miglio e il nome del magistrato (censore, console o
imperatore) che ne aveva ordinato la costruzione.
I
Romani realizzarono anche gallerie stradali
come la crypta neapolitana (grotta vecchia di Posillipo,
circa un secolo prima di Cristo), scavata nel tufo sotto la
collina di Posillipo per collegare Fuorigrotta a Napoli.
I
tempi di percorrenza erano molto bassi, un esercito su strade
lastricate e rettilinee percorreva al massimo 38 Km in un
giorno; tuttavia esistevano i cursus velox che mediante
vetture trainate da cavalli riuscivano a percorrere anche 120
chilometri in un giorno.
Il
diritto romano permetteva il transito libero ma la
manutenzione spettava agli abitanti della regione attraversata
dalla strada.
L'amministrazione
delle vie fu un settore molto importante, affidato ai curatores
viarium che in base alla lex sempronia viarum del
123 a.C. e dovuta a C. Gracco, dovevano provvedere alla
manutenzione e a garantire una perfetta viabilità
Fino a che ci fu un'autorità centrale che fece rispettare la
legge, tale sistema si rivelò efficace, ma appena cadde
l'impero Romano la rete stradale romana andò in gran parte in
rovina.
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