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L'
evento catastrofico, secondo gli effetti, dello scorso 11
Settembre non solo in generale apre una nuova era dal punto di
vista dell' approccio politico-militare verso la protezione
degli stati evoluti ed in particolare delle sue città
simbolo, ma è anche necessario che faccia considerare la
vulnerabilità che hanno costruzioni così armoniosamente
concepite ed al contempo così ingenuamente esposte al
pericolo che viene dai cieli.
Certo facile cosa è "il senno di poi", ma siamo
proprio sicuri che fino ad oggi non vi fossero i presupposti
per capire cosa sarebbe potuto succedere? In realtà, con
molta probabilità, questa critica potrebbe con buona ragione
arrivare dagli antichi e bravi ingegneri militari che avevano
man mano concepito e realizzato fortificazioni sempre più
possenti per far fronte alla cresciuta potenza delle
artiglierie.
Ecco per esempio una frase premonitrice:"il progresso
della balistica poi ha fatto sì che le opere di difesa di un
tempo non abbiano più forza. I castelli feudali con le loro
esili torri e i modesti recinti sono dimenticati in un
discreto abbandono" (C.Ceschi ed altri, 1959). Un esempio
di tali realizzazioni visivamente impressionante è proprio il
forte di Gavi nel genovesato piemontese descritto ancora in (C.Ceschi
ed altri, 1959); forte che fu teatro di guerre di livello
europeo.
Quindi, stante quanto sopra, qualcosa occorreva pensare, a
partire appunto dalla evidente infantilità difensiva di forme
paradossalmente così affascinanti.
Ma perché un' opera di tal genere doveva essere attrezzata
difensivamente? È evidente che quando le persone coinvolte
sono così tante vi deve essere la riconoscibilità di opera
privata di interesse strategico e quindi considerare una
"ingegneria civile di difesa".
Occorre
a questo punto tornare all' analisi ingegneristica sul crollo
delle torri per capire cosa si sarebbe potuto fare per ridurre
fortemente l' effetto di un simile disastro.
È sempre importante ricondurre un problema di ingegneria ai
suoi meccanismi essenziali (Garini, 2001), prima di fare
calcoli onerosi e complessi.
Ecco quindi cosa è avvenuto:
1.
L' aereo impatta l' edificio ed induce due azioni :
a) scardina alcune colonne portanti;
b) genera un vasto incendio a seguito dell' esplosione del
combustibile.
2. Passa il tempo di circa 1 ora e 15 minuti in cui il
cappello, di 32 piani in un caso ed un po' meno nell'altro
caso, funziona parzialmente a mensola e parzialmente si
indebolisce a causa della elevata temperatura.
3. Il cappello cede per le cause menzionate al punto 2
caricando della sua "forza viva" secondo Leibniz, i
piani sottostanti, che sono dimensionati per carichi verticali
molto inferiori. Ne segue il crollo immediato. Il meccanismo
di crollo risulta quindi identico a quello con cui crollò il
campanile di San Marco a Venezia nel 1902 (E.Miozzi, 1968).
Nelle figure si possono confrontare i momenti del crollo delle
due torri e quello del campanile di S.Marco e constatare una
certa similitudine nell' espansione delle polveri di detrito.

 
Sull'
interpretazione del meccanismo sopra riportato si sono avute
altre valutazioni a caldo un poco differenti da parte di altri
strutturisti: secondo Ballio (G.Ballio,2001) le cause del
cedimento sarebbero l' esplosione ed in particolare il calore
conseguente. Secondo Solari (G. Solari, 2001) il crollo
potrebbe essere dovuto ad una concausalità tra un' ipotizzato
cedimento del nucleo centrale in acciaio a causa del fuoco, e
l' effetto descritto sopra al punto 3. Anche Copello (S.Copello,
2001) si avvicina alla posizione di Solari attribuendo però
una maggiore percentuale al carico dinamico nella concausalità
espressa sopra. Ancora Coppe ( D. Coppe, 2001) in buona
sostanza pur non considerando le fasi 1 e 2 da me descritte
sopra, attribuisce al meccanismo descritto al punto 3 la causa
del cedimento. Inoltre Coppe aggiunge una considerazione
tendente ad escludere ogni rilevanza di eventuali ordigni
esplosivi aggiuntivi come una bomba a mano ( in quanto
esplosivi più potenti non sarebbero potuti sfuggire ai
controlli).
Passando quindi alle azioni di rimedio, occorre considerare
che stante l' ingente entità della forza viva coinvolta
risulta troppo oneroso un dimensionamento a carico verticale
corrispondente.
Del pari risulta difficile rinforzare le colonne per evitare
il cedimento del cappello.
La soluzione che qui si propone, e in qualche modo intuita in
germe da Ballio (G. Ballio, 2001) è quella di dotare i piani
alti dei grattacieli di appositi bracci-scudo metallici di
difesa che svolgano un "effetto guard-rail", in
grado ovviamente di contenere l' esplosione dell' aereo
evitando che l' incendio raggiunga l'edificio vero e proprio.
Tali bracci-scudo possono essere pensati sia ovviamente dal
punto di vista della valutazione dell' azione frenante da
indurre sia da quello estetico-architettonico.
Le condizioni di analisi della struttura sottoposta allo
scontro di in aereo pieno di combustibile inoltre debbono far
parte del piano di manutenzione dell' edificio ; questo piano
è decisivo per dare la direttiva di intervento al corpo dei
pompieri. Ricordiamo infatti che tra i pompieri soccorritori
si sono contate almeno 200 vittime.
Ampeglio Diego Garini - diego.garini@libero.it
RIFERIMENTI
- Ballio G., 2001 Trasmissione Porta a Porta del 12 Settembre
condotta da Bruno Vespa - canale RAI 1 - Roma.
- Ceschi C., T.O.De Negri e N. Gabrielli, 1959 "Arquata e
le vie dell' oltregiogo" - ILTE Torino.
- Copello S., 2001 comunicazione personale ad Ampeglio Diego
Garini in data 17 Settembre.
- Coppe D., 2001 intervista di Alessandro Fava " Un
collasso inevitabile" del 14 Settembre - Il Secolo XIX -
Genova.
- Garini, A. D., 2001 " Filosofia per una Ingegneria
Economica praticata sin sul nascere di un Processo di
Costruzione con particolare riferimento alle Opere Civili
"http://www.ingegneriaonline.it.
- Miozzi E., 1968 "Venezia nei Secoli - La Laguna "3°
Volume - Casa Editrice " Libeccio" Venezia.
- Solari G., 2001 intervista di Vittorio De Benedictis
"Così muoiono i giganti " del 14 Settembre - Il
Secolo XIX - Genova.

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