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                                                    le costruzioni in rete

 INGEGNERIA CIVILE DI DIFESA 

 Alla luce dell'atto di guerra terroristico di New York

  Dott. Ing. Ampeglio Diego Garini

Data di pubblicazione: 2002

 

L' evento catastrofico, secondo gli effetti, dello scorso 11 Settembre non solo in generale apre una nuova era dal punto di vista dell' approccio politico-militare verso la protezione degli stati evoluti ed in particolare delle sue città simbolo, ma è anche necessario che faccia considerare la vulnerabilità che hanno costruzioni così armoniosamente concepite ed al contempo così ingenuamente esposte al pericolo che viene dai cieli. 
Certo facile cosa è "il senno di poi", ma siamo proprio sicuri che fino ad oggi non vi fossero i presupposti per capire cosa sarebbe potuto succedere? In realtà, con molta probabilità, questa critica potrebbe con buona ragione arrivare dagli antichi e bravi ingegneri militari che avevano man mano concepito e realizzato fortificazioni sempre più possenti per far fronte alla cresciuta potenza delle artiglierie.
Ecco per esempio una frase premonitrice:"il progresso della balistica poi ha fatto sì che le opere di difesa di un tempo non abbiano più forza. I castelli feudali con le loro esili torri e i modesti recinti sono dimenticati in un discreto abbandono" (C.Ceschi ed altri, 1959). Un esempio di tali realizzazioni visivamente impressionante è proprio il forte di Gavi nel genovesato piemontese descritto ancora in (C.Ceschi ed altri, 1959); forte che fu teatro di guerre di livello europeo.
Quindi, stante quanto sopra, qualcosa occorreva pensare, a partire appunto dalla evidente infantilità difensiva di forme paradossalmente così affascinanti.
Ma perché un' opera di tal genere doveva essere attrezzata difensivamente? È evidente che quando le persone coinvolte sono così tante vi deve essere la riconoscibilità di opera privata di interesse strategico e quindi considerare una "ingegneria civile di difesa".

Occorre a questo punto tornare all' analisi ingegneristica sul crollo delle torri per capire cosa si sarebbe potuto fare per ridurre fortemente l' effetto di un simile disastro.
È sempre importante ricondurre un problema di ingegneria ai suoi meccanismi essenziali (Garini, 2001), prima di fare calcoli onerosi e complessi.
Ecco quindi cosa è avvenuto:

1. L' aereo impatta l' edificio ed induce due azioni :
a) scardina alcune colonne portanti;
b) genera un vasto incendio a seguito dell' esplosione del combustibile.

2. Passa il tempo di circa 1 ora e 15 minuti in cui il cappello, di 32 piani in un caso ed un po' meno nell'altro caso, funziona parzialmente a mensola e parzialmente si indebolisce a causa della elevata temperatura.

3. Il cappello cede per le cause menzionate al punto 2 caricando della sua "forza viva" secondo Leibniz, i piani sottostanti, che sono dimensionati per carichi verticali molto inferiori. Ne segue il crollo immediato. Il meccanismo di crollo risulta quindi identico a quello con cui crollò il campanile di San Marco a Venezia nel 1902 (E.Miozzi, 1968). Nelle figure si possono confrontare i momenti del crollo delle due torri e quello del campanile di S.Marco e constatare una certa similitudine nell' espansione delle polveri di detrito.

 

    

 

 

 

 

Sull' interpretazione del meccanismo sopra riportato si sono avute altre valutazioni a caldo un poco differenti da parte di altri strutturisti: secondo Ballio (G.Ballio,2001) le cause del cedimento sarebbero l' esplosione ed in particolare il calore conseguente. Secondo Solari (G. Solari, 2001) il crollo potrebbe essere dovuto ad una concausalità tra un' ipotizzato cedimento del nucleo centrale in acciaio a causa del fuoco, e l' effetto descritto sopra al punto 3. Anche Copello (S.Copello, 2001) si avvicina alla posizione di Solari attribuendo però una maggiore percentuale al carico dinamico nella concausalità espressa sopra. Ancora Coppe ( D. Coppe, 2001) in buona sostanza pur non considerando le fasi 1 e 2 da me descritte sopra, attribuisce al meccanismo descritto al punto 3 la causa del cedimento. Inoltre Coppe aggiunge una considerazione tendente ad escludere ogni rilevanza di eventuali ordigni esplosivi aggiuntivi come una bomba a mano ( in quanto esplosivi più potenti non sarebbero potuti sfuggire ai controlli). 

Passando quindi alle azioni di rimedio, occorre considerare che stante l' ingente entità della forza viva coinvolta risulta troppo oneroso un dimensionamento a carico verticale corrispondente.
Del pari risulta difficile rinforzare le colonne per evitare il cedimento del cappello. 
La soluzione che qui si propone, e in qualche modo intuita in germe da Ballio (G. Ballio, 2001) è quella di dotare i piani alti dei grattacieli di appositi bracci-scudo metallici di difesa che svolgano un "effetto guard-rail", in grado ovviamente di contenere l' esplosione dell' aereo evitando che l' incendio raggiunga l'edificio vero e proprio. Tali bracci-scudo possono essere pensati sia ovviamente dal punto di vista della valutazione dell' azione frenante da indurre sia da quello estetico-architettonico.

Le condizioni di analisi della struttura sottoposta allo scontro di in aereo pieno di combustibile inoltre debbono far parte del piano di manutenzione dell' edificio ; questo piano è decisivo per dare la direttiva di intervento al corpo dei pompieri. Ricordiamo infatti che tra i pompieri soccorritori si sono contate almeno 200 vittime.


Ampeglio Diego Garini - diego.garini@libero.it


RIFERIMENTI
- Ballio G., 2001 Trasmissione Porta a Porta del 12 Settembre condotta da Bruno Vespa - canale RAI 1 - Roma.
- Ceschi C., T.O.De Negri e N. Gabrielli, 1959 "Arquata e le vie dell' oltregiogo" - ILTE Torino.
- Copello S., 2001 comunicazione personale ad Ampeglio Diego Garini in data 17 Settembre.
- Coppe D., 2001 intervista di Alessandro Fava " Un collasso inevitabile" del 14 Settembre - Il Secolo XIX - Genova.
- Garini, A. D., 2001 " Filosofia per una Ingegneria Economica praticata sin sul nascere di un Processo di Costruzione con particolare riferimento alle Opere Civili "http://www.ingegneriaonline.it.
- Miozzi E., 1968 "Venezia nei Secoli - La Laguna "3° Volume - Casa Editrice " Libeccio" Venezia.
- Solari G., 2001 intervista di Vittorio De Benedictis "Così muoiono i giganti " del 14 Settembre - Il Secolo XIX - Genova.

 

 

 



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