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                                                    le costruzioni in rete

  Emergenza idrica: una soluzione particolare 

  Marcello Meneghin

Data di pubblicazione: 12/2002

 
La speranza di risolvere le crisi idriche che sistematicamente colpiscono alcune regioni italiane viene spesso riposta nei laghi artificiali, da realizzare mediante dighe di ritenuta, nei quali accumulare, durante i periodi piovosi, grandi volumi d’acqua per poterne poi disporre durante tutto l’anno. Tra i molti inconvenienti che tali imponenti opere comportano, figurano in primo piano i gravi danni provocati all’ambiente e la notevole dispersione d’acqua per evaporazione provocata dall’irraggiamento solare particolarmente intenso nelle regioni in parola.

E’ fuor di dubbio che ai nostri giorni, caratterizzati da tecnologie avanzate in tutti i settori, si debbano ricercare soluzioni diverse che ad un minor impatto ambientale uniscano ottime caratteristiche nel campo idraulico.

Una delle aree verso cui occorre orientare la ricerca è sicuramente quella del sottosuolo, ambiente ideale per conservarvi grandi volumi d’acqua liberando il territorio superficiale dalle imponenti opere prima indicate.

A questo punto non si può far a meno di citare l’opera sotterranea che, tra tutte quelle realizzabili, presenta le migliori qualità per raggiungere gli scopi indicati: un maxiserbatoio sotterraneo realizzato mediante escavo in roccia di una galleria di lunga estesa e grande diametro e munita di rivestimento interno in calcestruzzo.

La galleria, con un tracciato opportunamente studiato, può sottopassare tutti i compluvi e le vallette del bacino imbrifero montuoso che si vuole sottendere e consente, tramite modeste opere di presa e opportuni decantatori ricavati per lo più nel sottosuolo, di raccogliere ed immagazzinare tutte le acque che vi scorrono durante i periodi piovosi. Rende anche possibile la raccolta, senza alcuna opera particolare, delle acque delle falde sotterranee situate nel territorio soprastante, acque che vengono richiamate all’interno della galleria stessa durante i lavori di scavo.

L’acqua potabile, accumulata nel grande serbatoio/galleria, può rimanervi a lungo al buio e al fresco mantenendo le naturali doti di potabilità considerato che non regnano in galleria né insetti né vegetali e, può, previa accurata scelta della quota altimetrica a cui costruirlo, alimentare l’utenza direttamente a gravità evitando l’uso di pompe di sollevamento.

Per la sua costruzione non sono necessari espropri di aree private essendo totalmente sotterraneo nel mentre non sussistono praticamente problemi legati all’impatto ambientale se non quelli dati dalla necessità di sistemare i rilevanti quantitativi di materiale di risulta dello scavo. Anche questo problema può trovare soluzione ubicando il serbatoio in rocce aventi qualità particolarmente ricercate in modo che, organizzando opportunamente i lavori di scavo, si possa avere un ritorno economico dato dalla utilizzazione in lavori edilizi del materiale di scavo in sostituzione di quello prodotto in cave all’aperto anch’esse dannose all’ambiente e quindi da chiudere.

A conclusione della nota si fa rilevare come un maxiserbatoio del tipo di quello sommariamente qui descritto sia oggetto di un progetto/idea che sta per essere adottato all’Isola d’Elba afflitta anch’essa da crisi idropotabili, progetto visibile, completo di grafici e disegni, nel sito http://altratecnica.3000.it .


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