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Il
danneggiamento delle opere cementizie rappresenta un
inevitabile evento proprio della vita stessa di tutte le
costruzioni. In particolare, la velocità con cui esso si
verifica è la misura della durabilità dell’opera.
Il
degrado può manifestarsi per cause diverse:
-
degradazione
propria del materiale;
-
degradazione
per cause ambientali(effetti termici, idrometrici, di
umidità …);
-
degradazione
per fenomeni di fatica;
-
degradazione
per inadeguate condizioni statiche.
L’ultimo
caso comprende tutti i danni che insorgono in assenza di
condizioni statiche adeguate, cioè in tutti i casi in cui si
verificano cedimenti vincolari (anche a seguito di variazioni
d’uso, manomissioni, rimaneggiamenti della struttura
originaria) oppure nei casi in cui non sono presenti armature
adeguate per quantità o posizione.
A
titolo di esempio di tipico danno per assenza di adeguate
condizioni statiche, si cita il caso del danneggiamento delle
strutture ad arco, consistente nella formazione di fessure in
direzione normale alla linea d’asse, in corrispondenza delle
zone di trazione che vengono a crearsi in concomitanza con
l’instaurarsi del meccanismo di collasso detto delle tre
leve. In tale caso, il danno può essere legato alla
mancanza di un contrasto adeguato alla spinta orizzontale agli
estremi dell’arco (il tirante).
In
rapporto con la tipologia di sollecitazione prevalente, nelle
strutture in cemento armato possono instaurarsi vari tipi di
quadri fessurativi. Con riferimento ad una trave incastrata
agli estremi si hanno, in linea di massima, i seguenti casi:
FESSURE
VERTICALI
Fessure
verticali, in mezzeria all’intradosso e all’estradosso
agli estremi, non passanti (cioè limitate alle zone di
trazione), dovute esclusivamente a sollecitazioni flessionali.
FESSURE
A 45°
Fessure
inclinate a 45°, collocate nella parte centrale della trave
(non emergono cioè né all’intradosso né all’estradosso)
in corrispondenza degli estremi, dove il taglio, che le
provoca, è massimo.
FESSURE
A 45° ARCUATE
Sono
simili a quelle appena descritte, con la sensibile differenza
che non sono rettilinee, ma leggermente arcuate (con concavità
rivolta verso la mezzeria della trave); sono dovute
all’effetto combinato di taglio e flessione.
FESSURE
ELICOIDALI
Sono
del tutto interne alla trave e si sviluppano seguendo una
spirale; sono dovute a prevalenti effetti torsionali.
FESSURE
PASSANTI VERTICALI
Fessure
verticali passanti, cioè visibili sia all’intradosso, sia
all’estradosso della trave, sono dovute a fenomeni di ritiro
o a effetti termici conseguenti a variazioni termiche
uniformi.
FESSURE
VERTICALI ALL’INTRADOSSO
Fessure
verticali non particolarmente profonde, uniformemente
distribuite lungo tutta la trave, ma solo nella parte
superiore; sono dovute a fenomeni intensi di viscosità.
FESSURE
ORIZZONTALI
Fessure
parallele all’asse, che si formano particolarmente in zona
tesa, spesso in conseguenza dell’ossidazione delle armature
(fenomeno che provoca un incremento di tensione tale da
provocare l’esplosione del copriferro).
Con
riferimento invece ad una trave verticale (pilastro) si
individuano le seguenti tipologie di danno:
FESSURE
VERTICALI
Fessure
parallele all’asse, che insorgono nella parte centrale del
pilastro in seguito a sollecitazione di compressione
particolarmente intense e/o ad uno sganciamento
dell’armatura interna.
FESSURE
DA ESPLOSIONE
Si
tratta di veri e propri squarci aventi profondità prossima al
copriferro, dovuti alla sollecitazione di compressione che
provoca lo scoppio del cemento. In molti casi la reale causa
è la non ottima qualità del calcestruzzo utilizzato, unita
al notevole stato di sollecitazione che grava sugli elementi
verticali delle ossature in cemento armato di molti edifici.
Nelle
murature o nei tramezzi non portanti si instaurano quadri
fessurativi del tipo:
FESSURE
DIAGONALI
Fessure
spesso di notevole lunghezza, che si dipartono dalla zona
centrale fino agli angoli, in direzione degli estremi della
struttura portante sottostante, dalla cui eccessiva
inclinazione sono provocate.
FESSURE
“A RAGNATELA”
Fessure
visibili in superficie (sia sulle murature sia sui soffitti)
estese e ramificate, che tendono a incrociarsi formando
disegni simili ad una ragnatela. Si tratta di fessure dovute
alla mancanza di aderenza tra lo strato superficiale e il
resto della struttura, interessanti per lo più l’intonaco.
Spesso,
nell’analisi di quadri fessurativi di strutture antiche
(palazzi in muratura portante, chiese …) ci si trova di
fronte a fenomeni che possono non dipendere dallo stato di
sollecitazione in maniera diretta, ma soltanto in conseguenza
di rimaneggiamenti, oppure per l’influenza esercitata da
costruzioni limitrofe non coeve e differenti per tipologia e
materiali costituenti.
Un
palazzo a struttura portante in cemento armato è più pesante
di uno in muratura, perciò induce sul terreno di fondazione
uno stato tensionale di maggiore intensità, così come di
maggiore intensità sono i relativi cedimenti. È evidente
come la presenza di una struttura del genere a fianco di una
in muratura portante induca, a partire dal piano di
fondazione, un’incongruenza nel valore del cedimento che si
trasforma, al crescere dell’altezza e data per scontata una
certa solidarietà fra le due strutture, in una rotazione
impressa che può dare origine a fessure localizzate anche di
notevole entità.
Non
si può impostare una casistica per questa tipologia di danni,
ma si può dire che, in generale, definito il cinematismo
dell’insieme, le fessure si formeranno lungo le superfici a
trazione più intensa; viceversa, dato il quadro fessurativo,
è possibile ricostruire, a grandi linee, il cinematismo che
lo ha provocato.
Negli
edifici “storici” (in muratura portante) è inoltre spesso
possibile individuare due classiche tipologie di fessure:
a.
Fessure che corrono lungo la
malta, percorrendo la parte più debole, in termini di
resistenza meccanica, della struttura.
b.
Fessure localizzate dovute a
cinematismi causati dalla rimozione di elementi non portanti,
ma fondamentali nell’equilibrio instauratosi a seguito del
lungo processo di consolidamento che caratterizza gli edifici
in muratura.
Il
meccanismo di formazione delle fessure si può spiegare
facendo riferimento ad un corpo continuo in ogni punto del
quale è definito il tensore S.
Le
superfici di frattura sono le superfici lungo le quali il
tensore S provoca il superamento dei valori limite di
resistenza che garantiscono la continuità del materiale
stesso. Occorre perciò definire tali valori limite:
1.
limite a trazione – massima
tensione sopportabile prima che avvenga il distacco tra due
lembi di materiale a seguito di sollecitazioni di trazione
(anche provocate da flessione)
2.
limite a taglio – massima
tensione sopportabile prima che avvenga il distacco tra due
lembi di materiale a seguito di sollecitazioni di taglio puro
Nel
primo caso la fessura si colloca in posizione normale alla
retta di azione della ipotetica forza di trazione, mentre, nel
secondo, il distacco ha collocazione su un piano parallelo a
tale retta.
erugge@libero.it
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