|
|
| UNA
"COSA" MOLTO ANTICA
|
|
Ted
Bremner - University of New Brunswick, Canada |
Data di
pubblicazione: 2002 |
Dai
romani una lezione di civiltà: come re-impiegare scarti
di altre lavorazioni per costruire opere durabili | |
Cosa
è una località sul Mar Tirreno in Toscana, in prossimità
del Monte Argentario. Nell’antichità il suo porto,
costruito dai Romani (Portus Cosanus), svolse un ruolo
di grande importanza per l’attività della pesca in
relazione all’allevamento realizzato nell’adiacente laguna
naturale sulla quale sorge Orbetello.
Nell’area del porto di
Cosa esistono ancora alcune antiche strutture (Fig. 1)
destinate in passato a diverse funzioni. La più grande di
queste strutture, attualmente tutta sommersa dall’acqua di
mare, fungeva da frangiflutti. Su questa struttura, furono,
costruiti due dei cinque grandi moli in calcestruzzo ancora
esistenti a distanza di oltre due millenni. Inoltre, tre muri
in terrapieno (due dei quali a struttura poligonale) si
spingevano dalla costa verso il mare per alcuni chilometri.
L’insieme di queste costruzioni formava un ingegnoso sistema
di canali che collegavano al mare la laguna naturale riservata
all’allevamento dei pesci.
Per i lettori
appassionati di archeologia si può segnalare un libro (347
pag.) proprio destinato all’attività commerciale del porto
di Cosa: The Roman Port and Fishery of Cosa - A Center of
Ancient Trade di A.M.McCann ed altri ricercatori
pubblicato dalla Princeton University Press, Princeton,
New Jersey, 1987.
| |
Certamente, da un punto di
vista squisitamente estetico, ciò che rimane di quelle
strutture è di secondaria importanza soprattutto in un paese
come l’Italia così ricco di straordinarie costruzioni,
talvolta ancora integre come il Pantheon. Ciò che rimane
delle strutture portuali di Cosa è ben poco per l’abbandono
delle attività originali nei secoli successivi. L’obiettivo
di questo articolo, tuttavia, è quello di esaminare alcuni
aspetti riguardanti la scelta dei materiali e la straordinaria
durabilità del materiale delle strutture di Cosa che possono
essere sicuramente catalogate nella categoria dei calcestruzzi
leggeri ad alte prestazioni (HPLC, High Performance
Lightweight Concrete). | |
 | |
Fig. 1
- Strutture residue dei moli del Porto di Cosa. |
I cinque moli in
calcestruzzo (larghi 7 m, lunghi 5 m ed alti 5 m) furono
costruiti nel 237 AC. La loro esistenza fino ai nostri giorni
testimonia l’abilità e le conoscenze tecniche di questi
antichi costruttori, i quali impararono a trasportare anche
per lunghe distanze gli ingredienti necessari per produrre
calcestruzzi dotati di durabilità a lungo termine.
Nella costruzione di questi moli si possono
riconoscere due tipi di calcestruzzo entrambi a base di
calce-pozzolana come legante ed entrambi con aggregati leggeri
(Fig. 2): nello strato inferiore del calcestruzzo,
parzialmente sommerso in acqua, furono impiegati, come
aggregati naturali leggeri, tufi provenienti da un’area
vulcanica a 60-80 km a nord-est di Cosa; nel calcestruzzo
dello strato superiore, tutto fuori acqua, furono impiegati,
come aggregati artificiali leggeri, rottami di anfore (Fig.
3), presumibilmente scarti di lavorazione di un impianto
locale per la produzione di contenitori ceramici destinati al
trasporto del vino.
L’impiego di aggregati leggeri - naturali o artificiali - fu
tenuto in grande conto dai costruttori Romani per ridurre i
carichi in servizio derivanti dal peso proprio della struttura
(si pensi al Pantheon) o, come per il Porto di Cosa, per
alleviare la fatica nel trasporto e messa in opera dei
materiali. | |
Inoltre,
dallo studio dei calcestruzzi del Porto di Cosa emerge un
altro importante aspetto della civiltà dei Romani: la capacità
di riciclare materiali di scarto di altre lavorazioni (nel
caso specifico rottami di anfore) per la costruzione di opere
durabili, un tema questo di grande attualità nel mondo
moderno. |

Fig. 2
- Sezione del molo verso ovest nel
Porto di Cosa (A.M. McCann et al, opera citata nel testo). | |
Un’altra importante
considerazione sulla scelta dei materiali riguarda l’origine
della pozzolana impiegata nelle strutture del Porto di Cosa:
un esame comparato (eseguito dall’Università della
Pennsylvania) sulla pozzolana presente nei moli del Porto di
Cosa e su quella utilizzata nelle costruzioni di Pozzuoli ha
evidenziato che si tratta di materiale lavico proveniente
dalla stessa area. Si deve quindi concludere che i costruttori
del Porto di Cosa non si fermarono davanti alle difficoltà di
un trasporto per alcune centinaia di chilometri da Pozzuoli a
Cosa, per utilizzare quella pozzolana che già a quell’epoca
godeva fama di materiale indispensabile per le opere a lunga
durabilità. | |

| |
Fig. 3
- Dettaglio del calcestruzzo nello strato superiore
del molo con i rottami di anfore impiegati come aggregati
leggeri. | |
La straordinaria durabilità a lungo
termine delle strutture in calcestruzzo a base di
calce-pozzolana riceve una conferma dalle opere portuali di
Cosa: i moli, pur essendo continuamente immersi in acqua
marina ed esposti alle sollecitazioni fortemente abrasive
derivanti dal moto ondoso in presenza della sabbia e della
ghiaia della costa, hanno conservato sostanzialmente le
dimensioni originali dopo oltre 2000 anni dalla loro
costruzione. | |
Enco
Journal n.9 - 1998 |
HOME
SU | |
|
| |