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IL
RUOLO DEI CONTROLLI NON DISTRUTTIVI
Sotto
la denominazione di controlli non distruttivi si
raggruppa un insieme di esami che, compiuti su
elementi di materiale (metallico e non), su intere
strutture o su parti di esse, permettono di
riscontrare e misurare difetti eventualmente presenti,
di valutare la statica di strutture portanti (un
solaio o una trave, ad esempio), di effettuare
controlli su impianti, macchinari o mezzi di trasporto
al fine di individuare la causa di un malfunzionamento
o di prevenire il malfunzionamento stesso.
La
finalità di tutti i controlli non distruttivi è in
ogni caso la sicurezza, la cui presenza viene
verificata in termini di rispondenza a requisiti di
affidabilità e di conformità al progetto secondo i
quali un determinato prodotto è stato concepito e
realizzato.
I
controlli non distruttivi rivestono un ruolo
fondamentale in tre diversi ambiti:
1.
in fase di collaudo, cioè quando il prodotto
viene testato prima di venire utilizzato;
2.
in fase di controllo, cioè durante la vita
utile del prodotto, quando si rende necessario
effettuare un monitoraggio della qualità e/o della
sicurezza;
3.
in fase di diagnostica, cioè quando, rilevata
la presenza di un malfunzionamento, si rende
necessaria la ricerca della causa, la valutazione
dell’entità del problema da cui il malfunzionamento
stesso dipende, nonché la raccolta di informazioni di
carattere generale dalle quali dipende l’intervento
risolutivo.
In
ambito civile, strutture portanti quali travi o solai
vengono collaudate mediante l’effettuazione di
idonee prove di carico; tutti i mezzi di trasporto
pubblico (aerei ,treni, ma anche gli impianti a fune)
subiscono periodici controlli che comprendono
l’effettuazione di test non distruttivi; il restauro
di monumenti, chiese e opere d’arte è sempre
basato, in fase preliminare, sugli esiti di controlli
non distruttivi; la sicurezza di grandi impianti e di
grandi opere infrastrutturali è fondata sul
monitoraggio mediante prove non distruttive.
In
altre parole, una grandissima parte dei prodotti di più
ampio utilizzo subisce il controllo mediante indagini
non distruttive al fine di:
-
verificare lo stato di servizio;
-
prevenire e/o prevedere malfunzionamenti;
-
controllare la rispondenza a requisiti imposti,
in fase di progetto, in base alle esigenze
dell’utenza;
-
diagnosticare le cause di un problema;
-
fornire le conoscenze necessarie per il
progetto e l’esecuzione di interventi di
risanamento.
Sempre
in ambito civile, non è improbabile imbattersi in
strutture abitative vetuste, di cui non si possono
avere conoscenze precise; in tali casi, in cui
qualunque intervento di restauro non può prescindere
dalla conoscenza dello stato di fatto della struttura
stessa, l’applicazione di metodi non distruttivi
consente la raccolta delle informazioni necessarie. In
questo caso, come peraltro nella maggior parte dei
casi, è sempre opportuno eseguire un certo numero di
prove, meglio se di tipo diverso, per la valutazione
di una determinata caratteristica: soltanto più
metodi, che risultino tra loro complementari, possono
fornire un quadro attendibile e completo.
Molti
metodi non distruttivi presentano infatti campi di
applicazione molto ristretti e grandi incertezze di
interpretazione legate all’influenza delle
condizioni in cui vengono eseguiti (condizioni che in
realtà essi dovrebbero chiarire). Per questo motivo,
il problema si presenta spesso in termini molto
complessi, e solo dal confronto di più risultati è
possibile dedurre indicazioni valide.
Di
grande importanza è la possibilità di impiegare i
metodi non distruttivi per l’effettuazione di un
monitoraggio completo e continuativo di parametri
significativi in periodi più o meno lunghi, quali
l’inflessione di strutture portanti orizzontali,
oppure per il controllo dello stato di difetti. È
possibile ad esempio mantenere sotto controllo lo
stato di avanzamento di un quadro fessurativo ritenuto
pericoloso, valutando implicitamente le cause che lo
governano e lo determinano, o valutare, nel corso
della sua vita utile, l’inflessione di un ponte.
Un
prodotto è affidabile se risponde alle
caratteristiche che gli sono state imposte in fase di
progetto per soddisfare le richieste dell’utenza e,
come già sottolineato in precedenza, il fine
principale dei controlli non distruttivi è appunto
quello di verificare che sussistano, per un
determinato prodotto, le condizioni minime di
sicurezza che ne consentono l’utilizzo.
PRINCIPALI
CONTROLLI NON DISTRUTTIVI
Metodo
delle correnti indotte
Il
campo magnetico generato da una bobina alimentata a
corrente alternata produce, qualora avvicinata ad un
elemento di materiale metallico, delle correnti
indotte. Dal momento che l’entità ed il percorso di
tali correnti è influenzato dall’eventuale presenza
di difetti, l’impedenza complessiva del circuito è
indice della difettosità del materiale in esame.
Attraverso
la bobina di prova è possibile individuare, in altre
parole, anche la minima discontinuità. Adattando
quindi tale metodo di prova alle specifiche esigenze,
è possibile rilevare:
-
disomogeneità quali cricche, inclusioni,
variazioni di spessore, ossidazioni;
-
spessori di inserti di materiale avente
caratteristiche di conduttività differenti (ad
esempio nei casi di analisi di omogeneità di leghe);
-
variazioni di permeabilità.
Il
test è assolutamente non distruttivo e permette
l’analisi anche di parti in movimento (possibilità
di esame di pezzi in uscita da macchinari quali
laminatoi o trafile), garantendo sempre elevate
sensibilità e affidabilità.
Metodo
dell’emissione acustica
Il
metodo è basato sulla rilevazione delle onde
acustiche emesse da un materiale per deformazione,
innesco o evoluzione di un difetto. Mediante
l’applicazione di un determinato numero di sensori
posti in posizioni adeguate, si rilevano la posizione
della sorgente emissiva (localizzazione del difetto) e
l’intensità dell’emissione acustica (entità
dell’evoluzione del difetto).
Per
come è concepito, questo test non permette la
rilevazione del tipo o della dimensione dei difetti,
ma permette piuttosto di registrare la loro evoluzione
durante l’applicazione di una determinata
sollecitazione:
-
monitoraggio continuativo di componenti e
macchinari in esercizio;
-
controllo dell’usura e della resistenza a
fatica di strutture o parti di esse;
Metodo
dei liquidi penetranti
Il
metodo si basa sul fenomeno della capillarità e
risulta adatto a rilevare difetti affioranti in
superficie, a condizione che essi siano “aperti”.
In generale si procede secondo tre fasi:
-
applicazione del liquido penetrante sulla
superficie da ispezionare;
-
rimozione del penetrante in eccesso;
-
applicazione del rilevatore.
Possono
essere individuati difetti di fabbricazione, di
servizio (cricche a fatica) o di lavorazione (difetti
in fusioni come giunti freddi o cricche di ritiro), ma
non vengono rilevate le discontinuità profonde oppure
chiuse in superficie.
Magnetoscopia
In
presenza di una discontinuità, le linee del campo
magnetico indotto in un materiale subiscono una
deviazione.
Tale
metodo risulta adatto a rilevare difetti superficiali
e sub – superficiali solo in materiali
ferromagnetici, con limiti legati anche alla
sensibilità, influenzata spesso dalla forma del
difetto.
Metodi
ottici e fotografici
Con
tale denominazione si indica una serie di test basati
sull’impiego della luce o di altre radiazioni
(infrarossi o ultravioletti) quale mezzo per la
rilevazione di difettosità anche a livello sub –
superficiale, mediante l’analisi dei fenomeni di
riflessione, assorbimento e trasmissione delle
radiazioni incidenti.
Nel
caso dei metodi ottici tale analisi viene condotta
mediante l’interferometria olografica (tecnica
sofisticata basata sulla costruzione di una mappa a
frange chiare e scure ottenuta sostanzialmente
sovrapponendo su una lastra olografica due esposizioni
del campione in esame, prima e dopo l’applicazione
di una sollecitazione); nel caso dei metodi
fotografici, l’analisi è effettuata mediante
registrazione su apposite emulsioni fotografiche
sensibili alle radiazioni specifiche impiegate.
Questi
test trovano largo impiego nel campo del controllo di
beni artistici (dipinti, affreschi, statue).
Metodi
dinamici
L’analisi
dei modi vibrazionali consente la rilevazione di
difetti e imperfezioni in quanto la presenza di una
qualsiasi anomalia all’interno di un sistema
dinamico dà luogo ad una variazione dell’intensità
vibratoria del sistema stesso.
Il
metodo si basa sulla costruzione della “carta
dinamica” del sistema in esame mediante
registrazione delle vibrazioni rilevate dai
trasduttori posizionati in vari punti del sistema
stesso. Una volta individuati i modi vibrazionali e le
frequenze proprie di vibrazione della struttura in
esame, indice evidente della presenza di un difetto
sono i picchi, vibrazioni isolate di intensità tale
da superare il cosiddetto “rumore di fondo”
proprio del sistema.
Il
metodo viene applicato a macchinari a funzionamento
rotante (turboalternatori, pompe, compressori) nella
rilevazione del deterioramento di cuscinetti a
rotolamento, nell’analisi di strutture a forte
caratterizzazione dinamica quali i ponti.
Radiografia
Il
metodo si basa sulla variazione che subiscono le
radiazioni elettromagnetiche (raggi X e gamma)
subiscono quando incontrano un difetto all’interno
di un materiale.
Mediante
opportune scelte sull’apparecchiatura radiogena, è
possibile applicare il test a quasi tutti i principali
materiali:
-
metalli (acciaio, alluminio);
-
materiali plastici;
-
calcestruzzo;
-
legno;
-
materiali compositi.
Il
campo di applicazione della radiografia risulta quindi
molto vasto (controllo di saldature, di getti, di
prodotti stampati, di componenti di costruzioni civili
etc.), ma presenta un limite evidente: i difetti
bidimensionali possono essere rilevati solo se il loro
orientamento rispetto all’asse del cono radiante è
inclinato.
Rilevazione
di fughe
Questo
tipo di test si basa sul principio che, in presenza di
una discontinuità passante all’interno di una
parete che separa due liquidi a pressione differente,
il fluido a pressione maggiore passa in quello a
pressione minore.
La
maggiore possibilità offerta dal metodo è quella di
verificare tutte quei componenti (serbatoi, tubazioni)
per i quali è necessario garantire la massima tenuta.
Vengono eseguite prove per prevenire fuoriuscite
improvvise o accidentali di fluido o per quantificare
perdite comunque esistenti, come nel caso dei grandi
impianti di distribuzione (acquedotti, oleodotti,
gasdotti etc.).
Termografia
Il
test consiste nella misura della distribuzione
superficiale di temperatura di un materiale a seguito
di una sollecitazione di origine termica. Eventuali
anomalie presenti in tale distribuzione sono indice di
un possibile difetto.
Le
applicazioni di tale metodo sono numerose: dal campo
automobilistico per la messa a punto, ad esempio,
degli pneumatici, alla siderurgia, dal settore
aeronautico per la rilevazione di delaminazioni o
altre rotture, al campo civile per la valutazione
dell’isolamento termico delle costruzioni, dal
settore dell’industria chimica a quello dei beni
artistici, nel quale la termografia viene applicata
per il rilievo delle decoesioni nei dipinti.
Ultrasuoni
Quando
un’onda acustica, viaggiando all’interno di un
materiale, incontra un ostacolo alla sua propagazione,
viene riflessa, tornando verso la sorgente di
emissione.
Su
tale principio si basa il metodo in esame, che
consiste nel trasmettere, mediante un apposito
trasduttore (sonda), un impulso sonoro ad alta
frequenza (da 0,5 a 25 MHz) all’interno del
materiale; gli impulsi sonori riflessi vengono captati
dal trasduttore e misurati, in maniera tale da
permettere una stima piuttosto accurata delle
dimensioni reali del difetto.
Il
metodo degli ultrasuoni presenta alcuni vantaggi:
-
facilità di esecuzione delle prove;
-
velocità di esecuzione;
-
elevata sensibilità;
-
ampio campo di spessori controllabili (fino a
10 metri).
A
patto di effettuare scelte accurate nel caso delle
apparecchiature e delle procedure d’esame, questo
metodo risulta applicabile al controllo di tutti i
materiali di più comune impiego in campo
ingegneristico.
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